L'anti-blog

Quanto ti fai influenzare dalle aspettative?

Quanto ti fai influenzare dalle aspettative?

Ho deciso di dedicare l’ultimo post prima della pausa estiva a un argomento scottante, scottante quasi quanto questa calda estate…: le aspettative. Siano esse positive e o negative, poco importa, quello che sappiamo con certezza è che ci intossicano e ci fanno vivere male.

Perché il perdono è un lusso accessibile?

Perché il perdono è un lusso accessibile?

Che cosa significa perdonare? Ti sei mai soffermata/o a riflettere sul significato di questa parola? Facciamolo insieme. Perdonare è una parola che deriva dal latino medievale ed è composta da PER, che sta per completamente, e DONARE, originatosi cambiando il prefisso di condonare. In sostanza perdonare significa: DONARE COMPLETAMENTE.

Che cosa fare per rimanere calmi?

Che cosa fare per rimanere calmi?

Calma. Respira. Calma. Non farti trascinare nel vortice. Respira. Isolati nel tuo mondo. Calma. Non fare il gioco dell’avversario… Respira.

Dammi il tono e ti dirò chi sei!

Dammi il tono e ti dirò chi sei!

Cara Vera Verità, questo mese mi hai proposto questa frase di Cioran: “Se voi avete il tono, avete tutto”. Di recente mi è stato riferito questo episodio: durante le prove di uno spettacolo di teatro amatoriale, un attore era alle prese con un difficile testo classico e il regista per aiutarlo gli ha suggerito di alzare il tono della voce.

Come nasce il fraintendimento?

Come nasce il fraintendimento?

A volte ci sono pensieri ed emozioni che non riesci proprio a tirare fuori e che si trasformano in un peso sul cuore. Cala una strana nebbia e le sbarre della tua gabbia immaginaria diventano più inespugnabili di una fortezza. Altre volte, invece, quello che complica le tue giornate è il costante sforzo di essere compreso, come se fossi imbrigliato in un sistema complesso intriso di malintesi.

Ti senti in trappola?

Ti senti in trappola?

È successo ancora… eri felice, o forse semplicemente avevi la sensazione che tutto filasse liscio, e poi in un istante arriva lei, una strana nebbia che ti avvolge all’improvviso e ti mette con le spalle al muro, ti fa sentire quasi in debito di ossigeno… Non capisci che cosa stia accadendo, sai solo che ti ritrovi con le idee tanto chiare quanto confuse dalla volontà di chi hai intorno che ti trascina, senza se e senza ma, in un vortice fuori controllo…

Che cosa sta rovinando la tua vita?

Che cosa sta rovinando la tua vita?

Ciò che non puoi comunicare rovina la tua vita (R. Anthony). Oggi ho deciso di partire da qui: da ciò che non puoi o non vuoi, o semplicemente non riesci a comunicare… o forse neanche riesci a mettere a fuoco. Che si tratti di sentimenti, emozioni, decisioni, pensieri, parole, bisogni, desideri, confini, limiti o parti del tuo vissuto… in qualunque caso, non comunicando ti stai intossicando, boicottando o danneggiando.

Come fare pace con l’insicurezza?

Come fare pace con l’insicurezza?

Chi di voi segue da un po’ l’anti blog sa bene che una volta al mese c’è un appuntamento epistolare con Angela. Lo scambio da Vera Verità a Vera Verità. Ma questa volta sono io che scrivo prendendo spunto dal suo ultimo articolo sul successo. Concordo pienamente sul fatto che la realizzazione degli obiettivi nutre la soddisfazione e il senso di completezza costruisce la felicità e accresce l’autostima.

Due segreti per il successo

Due segreti per il successo

Cara Vera Verità, tu chiami e io rispondo! Lanci il guanto della sfida in forma di aforisma! E questa volta è come il canto delle sirene per Ulisse… il project manager risponde perché sa che la ragione della sua esistenza sta lì, nella necessità di condurre qualcuno da un punto di inizio a un punto di conclusione.

Che cosa me ne faccio del dolore?

Che cosa me ne faccio del dolore?

C’era una volta l’edonismo e c’è oggi un consumismo frenetico che ci porta a perseguire il benessere, il piacere e l’eterna giovinezza trascinandoci in un vortice fatto di frenesia e adrenalina… in cui la parola dolore non può essere contemplata. Chi soffre è uno sfigato.

Non sai più che cosa fare? Decidi.

Non sai più che cosa fare? Decidi.

Un pensiero si affaccia all’improvviso nella tua testa, inizia a rimbalzare tra tutti gli altri, ma ti accorgi immediatamente che è più forte degli altri, ha uno strano sapore, una strana forma… mette agitazione, cerchi di non soffermarti ma diventa sempre più grande. Se all’inizio lo visualizzavi come un insetto minuscolo e fastidioso… adesso ti accorgi che via via cresce fino a risucchiare tutte le tue energie e ti ritrovi a non fare più nulla concretamente ma a continuare ad alimentarlo…

E Tu, da dove guardi?

E Tu, da dove guardi?

“Quando gli elefanti fanno la lotta è l'erba che soffre” Cara Vera Verità, qual è l’insegnamento che possiamo trarre da questo proverbio africano? Il significato letterale è che nel confronto fra i grandi sono sempre gli inermi, i piccoli, i deboli a portare i carichi più pesanti e a subire le conseguenze di guerre in cui sono poco più che uno sfondo colorato.

Cambiamento: una parola abusata

Cambiamento: una parola abusata

Non c’è nulla di più naturale del cambiamento, è intrinseco alla natura e a ogni essere vivente, se non ci fosse cambiamento non ci sarebbe vita, eppure molte volte ci risulta difficile accettarlo. Ci provoca fitte di dolore, di paura, di preoccupazione, o talvolta di ansia e ci ritroviamo a innescare battaglie senza senso purché tale cambiamento non tocchi le nostre vite, purché non si infiltri nella nostra quotidianità sconquassando i piani.

Rimettersi in piedi: confessioni per ricominciare

Rimettersi in piedi: confessioni per ricominciare

“Devi essere il miglior amico di se stesso”. “Amati di più”. “Se non stai bene con te stesso, non puoi stare bene con gli altri”. Frasi che abbiamo sentito ripetere infinite volte al punto che nella nostra testa suonano spesso retoriche se non addirittura astratte, anche perché - diciamocelo… - spesso si finisce per far coincidere l’amore per se stessi con l’egoismo, come se l’egoismo fosse la cura di ogni problema.

Delega: la sfida del leader

Delega: la sfida del leader

“Un capo che vuole controllare e gestire tutto è come un allenatore che vuole giocare la partita”. (Simon Sinek) Caro Manager, ti senti un maratoneta affannato? Passi il tuo tempo a inseguire meeting, fissare call, mandare centinaia di e-mail, e per contro hai la sensazione che il tuo team se la prenda con comodo e non sia realmente sul pezzo, al punto che ti tocca scendere direttamente in campo e mettere le mani in pasta nell’operatività?

Qual è il senso della sofferenza?

Qual è il senso della sofferenza?

Basta una sola frazione di secondo e tutto cambia. In una sola frazione di secondo scende la goccia, l’ultima, quella che fa traboccare il vaso… E smuove tutto il substrato, poi nulla è più come prima. Io, tu, noi, nessuno è più come prima. Quello che ti circonda gli oggetti, i dettagli quelli sì invece, quelli restano immutati, lì immobili, come se la goccia non li avesse colpiti.

Che cosa significa lavorare bene?

Che cosa significa lavorare bene?

Quando e per quali motivi posso dire che ho raggiunto i livelli di un’efficace performance? Quali sono gli standard a cui puntare? Queste, cara Vera Verità, sono le domande che mi pongo oggi. Qualche anno fa avrei risposto senza esitazione “lavorare bene significa portare risultati”

Che cosa significa accettarsi?

Che cosa significa accettarsi?

Se cerchi il significato del termine accettare quella che troverai come prima descrizione è la seguente: “Acconsentire a ricevere o ad accogliere”. Se poi scorri il lemma e arrivi all’accezione riflessiva del verbo, troverai quest’altro significato: “Essere contenti di se stessi, pur nella consapevolezza dei propri limiti”. Vero. Ma aggiungerei due tasselli: accettarsi è la via per rispondere alla domanda “Chi sono?”

Come reagisci quando il tuo team sbaglia?

Come reagisci quando il tuo team sbaglia?

Di recente mi è capitato di lavorare con due persone dai profili professionali per certi aspetti vicini, per altri diametralmente distanti, ma non inconciliabili: un manager spesso irritato dai modi e dall’operato del proprio team e un dipendente frustrato per via delle dinamiche aziendali e del rapporto con il capo. E nel riflettere sull’apparente inconciliabilità dei punti di vista che crea e nutre questi circoli viziosi, ho trovato una via d’uscita in Seth Godin.

Co-creazione: collaborazione 4.0

Co-creazione: collaborazione 4.0

Buongiorno, Vera Verità In questo mese un po’ diverso dagli altri scriverò senza cogliere uno spunto da un tuo articolo. Vorrei parlare di collaborazione. Collaborazione? Forse il concetto è riduttivo. Parlerò di co-creazione

Quanto il quieto vivere influenza le tue azioni?

Quanto il quieto vivere influenza le tue azioni?

Quando è stata l’ultima volta in cui avresti voluto dire di no ma non ci sei riuscito? Forse è stato ieri quando avresti tanto voluto rifiutare un invito a cena, oppure lunedì quando il tuo capo ti ha bloccato in ufficio per un lavoro che avresti potuto benissimo fare il giorno dopo… o addirittura poco fa con quell’amica un po’ pesante ma che “poverina” si è lasciata con il fidanzato e ha bisogno di te, anche in orari bizzarri…

Coerenza: un pregio o una trappola?

Coerenza: un pregio o una trappola?

“Sei diventata incoerente!”. Questa critica da un certo punto in avanti della mia vita mi è stata rivolta parecchie volte e ammetto che a lungo ne ho sofferto… non tanto per la critica in sé, che ci può stare, ma perché non riuscivo a mettere nella giusta prospettiva il significato di quelle parole e di conseguenza il perché le persone, a volte, mi percepissero così.

Chi sono gli ‘altri’?

Chi sono gli ‘altri’?

Ogni volta che chiedo ai miei coachee di dare un volto e un nome ai famosi “altri” che popolano le loro vite e animano i loro racconti, difficilmente la lista si compone di figure positive. Gli altri sono i mostri cattivi, gli antagonisti principali delle nostre storie: i capi insopportabili, i colleghi egoisti e quelli non collaborativi, i parenti invadenti, i falsi amici e i partner che meritano di essere cestinati.

Nati per spettegolare

Nati per spettegolare

Secondo alcuni studiosi il linguaggio umano è nato per parlare degli altri, il che non fa che confermare l'importanza delle relazioni interpersonali e la necessità delle chiacchierare alle macchinette del caffè

Come difendersi da un perfezionista

Come difendersi da un perfezionista

Cara Vera Verità, il perfezionismo è un tema importante nelle nostre vite e in qualche modo siamo in tanti a esserne vittima e poiché siamo connessi gli uni agli altri in una rete di rapporti, collaborazioni e relazioni dobbiamo occuparci non solo delle nostre personali manifestazioni di perfezionismo ma anche di quelle degli altri. Ho incontrato il perfezionismo altrui molto prima di misurarmi con il mio!

STOP ai comportamenti perfezionistici! Come?

STOP ai comportamenti perfezionistici! Come?

Per liberarsi dal perfezionismo non è sufficiente cambiare modo di pensare. Certo è un passo fondamentale ma poi tocca avere il coraggio di sporcarsi le mani, di agire concretamente… e questo richiede fatica e sacrificio. Oggi entriamo nel vivo della questione. Tenetevi forte, perché la prima strategia per sconfiggere i comportamenti perfezionistici è l’esposizione.

Come smettere di pensare in modo perfezionistico?

Come smettere di pensare in modo perfezionistico?

Ricordo la prima e unica volta che al liceo presi un 2. Versione di latino, fu una tragedia immane. Primo non sapevo spiegarmi come fosse potuto succedere, A ME, e poi mi vedevo finita. Arrivai a casa in lacrime, mia madre tentò tutto pomeriggio di consolarmi inutilmente… la sera a tavola mio padre stappò un’ottima bottiglia di vino e mi disse: “Festeggiamo, ho una figlia normale!”

Quanto stai alimentando il tuo perfezionismo?

Quanto stai alimentando il tuo perfezionismo?

“Il perfezionismo non ha niente a che vedere con ottenere dei sani risultati e crescere. È la convinzione che se viviamo in modo perfetto, abbiamo un aspetto perfetto e ci comportiamo in modo perfetto, possiamo evitare la vergogna, il senso di colpa e il giudizio altrui. È uno scudo di venti tonnellate che ci trasciniamo dietro. Non significa migliorare, quanto guadagnarsi approvazione e accettazione”. (Lawrence J. Cohen)

E se il problema fosse già la soluzione?

E se il problema fosse già la soluzione?

La scorsa settimana ti ho parlato di problemi e di come siamo particolarmente abili nell’alimentarli. Fortuna nostra esiste anche l’altra faccia della medaglia: esattamente come creiamo problemi, possiamo costruire soluzioni. Ho scelto di proposito parole che implicano uno scatto in avanti: non stiamo risolvendo un problema, ma stiamo costruendo qualcosa. Stiamo uscendo dalla casella A per entrare nella casella B.

Quanti problemi ti stai creando?

Quanti problemi ti stai creando?

Quante volte hai sentito, o hai pronunciato, la frase: “Ho troppi problemi da risolvere!”. A parte le situazioni limite, e non controllabili, i problemi non sono gocce di pioggia che piovono dal cielo! Bensì richiedono la tuaa collaborazione e la tua partecipazione attiva nella loro stessa creazione. Un po’ come accade quando metti nuovi ceppi nel camino per alimentare il fuoco e solo quando il caldo diventa insopportabile e il fumo denso cerchi di cambiare la situazione.

Controllo e perfezionismo: dove ci portano?

Controllo e perfezionismo: dove ci portano?

Sono sempre stata una “maniaca” del controllo e il lavoro che ho svolto per oltre quindici anni in parte nutriva questo bisogno e in parte alimentava questa schiavitù. “Pianifica, organizza, verifica e ri-verifica”: era il mio mantra. Ricordo il periodo in cui il mio socio mi chiamava post-it, memorizzavo ogni dettaglio, anche le sue deadline e gli mandavo email con oggetto: memo.

Sfogo vs Lamentela

Sfogo vs Lamentela

Vera Verità, voglio scrivere anche io di lamentela! Eccomi! Quando sento questa parola lamentela penso sempre a Pulcinella che, una mano sulla fronte e l’altra che si agita nell’aria, saltella sul proscenio urlando “Me misero, me infelice!”.

Il nome delle cose

Il nome delle cose

Se gli occhi sono lo specchio dell'anima, il linguaggio è lo specchio della mente. Ma perché parliamo, come lo facciamo, quali processi innesca la parola, come utilizzare al meglio questa facoltà, unica, di noi umani? Vediamolo insieme. Immaginate di non conoscere il nome del sale. Cosa fareste? Mangereste scipito oppure, una volta a tavola, lo indichereste col dito. Poco male.

Ti ascolti quando parli?

Ti ascolti quando parli?

Qualche settimana fa, a proposito di lamentele e del come spezzare il circolo vizioso, ho introdotto come primo passo l’ascolto delle parole che pronunciamo... e l’ho fatto con questa frase: “La mia regola è usare soltanto parole che migliorino il silenzio”. (Eduardo Galeano). Penso che Abracadabra abbia a che fare con questo. L’origine di questa parola (in greco antico ἀβρακαδάβρα) è un po’ controversa, tra le varie ipotesi ho scelto quella che riconduce all’aramaico Avrah KaDabra che significa: “Io creerò come parlo”.

Perché alle persone piace lamentarsi?

Perché alle persone piace lamentarsi?

Di quanto le lamentele siano tossiche e di come fare per cambiare questa malsana abitudine ne abbiamo già parlato la scorsa settimana qui. In questi giorni mi avete scritto in tanti per raccontarmi il vostro rapporto con le lamentele e di quanto sia un’abitudine difficile da cambiare. Le lamentele sono pericolose: imbrigliano come le ragnatele e ci portano dritti dritti tra le “fauci” dell’autocommiserazione.

Ma che ti lamenti a fare?

Ma che ti lamenti a fare?

“La maturità è quando smetti di lamentarti e cercare scuse, e inizi a fare cambiamenti”. (Roy T. Bennett) Così recita l’aforisma che ti ho proposto l’altro ieri e da qui parte la mia riflessione di questa settimana. Abbiamo già parlato delle scuse qui e qui ora voglio dedicarmi allo sport nazionale maggiormente diffuso. No, non sto parlando del calcio… bensì della lamentela.

Leader senza poltrona e qualche (legittima e doverosa) pretesa

Leader senza poltrona e qualche (legittima e doverosa) pretesa

Cara Vera Verità, queste sono le parole di chi sta in trincea e mi scuso fin da subito se da questa prospettiva dovrò alzare il tono tanto è il rumore dei colpi di mortaio. Da alcuni giorni rifletto sul significato di leadership e sulla sua declinazione nel mondo aziendale.

Sicurezza vs Libertà. Tu che cosa scegli?

Sicurezza vs Libertà. Tu che cosa scegli?

Spinte contrastanti. Emozioni contrastanti. Scenari contrastanti. Sono solo alcune delle dicotomie all’interno delle quali ci muoviamo e che spesso ci tolgono il fiato. Di che cosa sto parlando? Della combinazione potente che s’innesca tra la spinta alla standardizzazione, che ci concede sicurezza, e la ricerca di identità, che ci regala libertà, ebrezza, ma anche paura.

AAA cercasi Leader senza poltrona

AAA cercasi Leader senza poltrona

Chi sono i leader senza poltrona? Sono tutti coloro che hanno capito che per essere un vero leader non è necessario avere una posizione o un ruolo di potere. Eh sì, cari miei, abbiamo tutti una responsabilità e prima lo capiamo è meglio è, soprattutto per la nostra qualità di vita.

Mulini a vento, città e aziende: quale modello di leadership?

Mulini a vento, città e aziende: quale modello di leadership?

“Le città sono diventate discariche di problemi generati a livello globale. Gli abitanti delle città e i rappresentanti da loro eletti si sono ritrovati con un compito per cui non sono affatto all’altezza: quello di trovare soluzioni locali a contraddizioni globali”. Così sentenzia Bauman in “Città di paure. Città di Speranze”.

Come violare le regole (talvolta) può salvare il team

Come violare le regole (talvolta) può salvare il team

Ricordo quel giorno come fosse ieri. Frequentavo la quarta liceo scientifico e dopo un paio di settimane dall’inizio della scuola la prof di latino aveva già fissato una versione di verifica su un argomento che stava mettendo l’intera classe in crisi. Eravamo solo all’inizio dell’anno scolastico e abbiamo preso il toro per le corna e chiesto di fare insieme più esercizio e posticipare la prova.

Qual è la tua famiglia realizzativa?

Qual è la tua famiglia realizzativa?

Cara Ilenia, Nel tuo post sui concetti di protezione e coraggio intesi come valori fondanti della figura del leader, hai fatto riferimento alla famiglia. Il vocabolario italiano declina alcune definizioni del termine famiglia. Tralascio volutamente quelle che fanno riferimento diretto ai vincoli di sangue e di discendenza e trovo:

Tu hai davvero il coraggio di proteggere il tuo team?

Tu hai davvero il coraggio di proteggere il tuo team?

No, non rispondere di getto. E no, la risposta non è così scontata. Se ti stai chiedendo perché in un’unica domanda ho infilato due concetti così potenti - protezione e coraggio - è perché credo fortemente che le due cose siano strettamente connesse e siano due ingredienti che facciano la differenza nell’economia del buon funzionamento di un team.

Perché temiamo il giudizio degli altri?

Perché temiamo il giudizio degli altri?

Tornare sui banchi di scuola o “sulle scrivanie degli uffici” spesso equivale a ricominciare a fare i conti con le paure di sempre. Una fra tutte quella del giudizio degli altri. La bestia nera che toglie serenità e con la quale fare i conti non è mai piacevole. Una bestia che possiamo affrontare e trasformare in docile agnellino solo attraverso un percorso di consapevolezza

Per andare avanti mi do il permesso di... (???)

Per andare avanti mi do il permesso di... (???)

Ormai lo sapete questo è l’anti-blog (se, invece non lo sapete, qui trovate la sua storia), come tale non vive di un piano editoriale fisso, qui l’unica regola è che si pubblica di mercoledì, per il resto è pura condivisione di studio, di letture, di tecniche efficaci, di scoperte, di esperienze e anche di emozioni che nascono sul momento. D’altra parte la costruzione della propria identità è un viaggio infinito, talvolta complesso, ma sempre emozionante. Oggi voglio condividere con voi una nuova tappa.

Quanto il phubbing ha inquinato le tue vacanze?

Quanto il phubbing ha inquinato le tue vacanze?

Proprio ieri in spiaggia ho assistito a due discussioni per via del phubbing, una coppia sugli scogli e una al bar durante l’ora dell’aperitivo. Che cos’è il phubbing? Se non l’avete praticato l’avrete subito o magari entrambe le cose. Va bene, smetto di tergiversare e arrivo al punto.

Sei capace di non pensare?

Sei capace di non pensare?

C’è un luogo che ho amato a lungo. Lo stesso luogo che ho anche detestato a lungo e che solo di recente ho ricominciato ad amare. Si tratta della mia amata stanza buia, oggi dal soffitto bianco. Uno spazio immaginario, un angolo della mia mente nel quale finivo per isolarmi ogni volta che avevo bisogno di ricaricare le batterie.

Come reagire alle provocazioni? 8 mosse vincenti

Come reagire alle provocazioni? 8 mosse vincenti

Cara Ilenia, Eccoci qui! Ancora noi! Oggi vorrei fare alcune riflessioni sul tuo articolo “Le frasi che non si devono dire (in nessun caso!)”. Scrivi delle frasi che è bene evitare perché non portano alcun beneficio alla relazione e al tuo interlocutore. Ma come possiamo disinnescare il potere distruttivo di queste frasi quando vengono rivolte a noi? Come possiamo attivare l’antidoto? Evitare la trappola in cui nonostante la nostra preparazione e la nostra forza rischiamo di cadere?

Come sarebbe la tua vita se non potessi ricorrere alle scuse?

Come sarebbe la tua vita se non potessi ricorrere alle scuse?

Chi ha fatto un percorso con me lo sa molto bene: dopo “gli altri”, le “scuse” sono un tema sul quale insisto parecchio. Che ci piaccia o no, ce ne “raccontiamo” un sacco, ogni giorno, e lo facciamo per svariate ragioni, una fra tutte, le scuse ci forniscono un alibi perfetto per evitare di innescare un cambiamento. Perché per quanto il cambiamento ci sembri figo, di fatto il cambiamento non è per tutti.

Come prendersi una pausa senza sensi in colpa?

Come prendersi una pausa senza sensi in colpa?

Ho avuto a lungo un problema: non ero capace di smettere di lavorare o studiare quando ero stanca. Vivevo convinta che fosse “giusto”, anzi normale, smettere di lavorare o studiare, solo quando il lavoro fosse stato ultimato. E portavo questo concetto alle estreme conseguenze: facevo notte davanti a un progetto da consegnare, lavoravo nei weekend e saltavo regolarmente i pasti… il tutto senza neanche rendermene conto.

Qual è il più grande nemico dell’apprendimento?

Qual è il più grande nemico dell’apprendimento?

Qualche tempo fa un’amica ha scritto questo post: “E dopo La Casa di Carta cosa mai si potrà guardare?”. Ed ecco che il magico potere del passa parola si è innescato, ho cercato di cosa si trattasse e mi sono lasciata stregare anch’io da questa serie TV.

Pensieri rumorosi e avvocati del diavolo

Pensieri rumorosi e avvocati del diavolo

Cara Ilenia, Eccoci qui! Ancora noi! Per continuare su tastiera quel flusso di scambi continui di idee, progetti e scemenze (anche quelle!) che è un fiume in piena ormai da parecchio tempo. Ci siamo conosciute al master per Coach e del primo giorno ricordo la tua presentazione, il tuo lavoro, la voglia di cambiamento, il tono scanzonato e risolto

Le frasi che non si devono dire (in nessun caso!)

Le frasi che non si devono dire (in nessun caso!)

Trattare con gli altri non è facile e spesso cadiamo in trappole dannose per noi e le nostre relazioni, personali e professionali. Di cosa sto parlando? Semplicemente di parole e frasi che innescano conflitti e scontri con coloro che abbiamo intorno e lo fanno a prescindere dalle buone intenzioni che avevamo quando le abbiamo pronunciate. Partiamo da un principio basilare: al lavoro, a casa con gli amici, i figli o i parenti, le critiche non servono mai.

Come dire ciò che desideriamo senza suscitare ostilità?

Come dire ciò che desideriamo senza suscitare ostilità?

Qualche settimana fa mi è accaduto uno spiacevole episodio, erano circa le 9:30 del mattino e ed ero su un autobus per andare a un appuntamento, avevo uno zaino molto pesante con diverso materiale e dalla mia la fortuna di trovare un posto libero. Nel frattempo ricevo una telefonata da un cliente e non mi accorgo che intorno a me si crea un gruppetto di persone di circa 60-65 anni che iniziano a discutere fra loro

E noi quanto giudichiamo gli altri?

E noi quanto giudichiamo gli altri?

È dura da ammettere: ma quanto l’opinione degli altri ci condiziona la vita? Capita spesso di sentirsi giudicati dagli altri e altrettanto spesso vorremmo liberarci da questa odiosa sensazione, ma noi quante volte con le nostre frasi, i nostri atteggiamenti e le nostre parole facciamo sentire giudicate le persone che abbiamo accanto? Siamo certi di non cadere a nostra volta in questi comportamenti, causando la sofferenza o anche solo rovinando la giornata ai nostri cari, agli amici o ai colleghi?

Come fregarsene del giudizio degli altri

Come fregarsene del giudizio degli altri

"Forse è colpa dello stress… Somatizzi le tensioni… Sei troppo giovane per avere questi problemi… Se fossi in te, non mi farei più toccare… Non è che ti piace questa condizione…? Vai a Lourdes…Poverina… Se fosse così doloroso come dici, non lavoreresti… Tu sei matta a farti operare ancora…" Queste sono solo alcune delle frasi che mi sono sentita ripetere per anni e, a dirla tutta, ancora adesso non sempre smettono di farsi sentire. Tranquilli, non sento le voci. Facciamo però un passo indietro.

Come smettere di raccontarsi scuse e agire

Come smettere di raccontarsi scuse e agire

Le scuse sono la nostra prima forma di autosabotaggio. Chi più chi meno, ci siamo misurati tutti con queste amiche/nemiche. Eh già perché all’inizio si manifestano come care amiche, un po’ come il grillo parlante che ci vuole salvare dal prendere decisioni assurde e pericolose; salvo poi trasformarsi in acerrime nemiche per la nostra felicità. Non pensate di esserne immuni o di associarle solo a comportamenti negativi

C’è chi trova la penna e chi la perde

C’è chi trova la penna e chi la perde

Scoperchiamento è la parola che guida questo momento. E ho scelto di proposito una parola dura, che suona male, ma rende molto l’idea. Scrivere i testi di questo sito, fare le fotografie, sceglierne la grafica sono state tappe di un viaggio emozionante. Per diverse vicissitudini, che vi racconterò in un altro momento, il mio sito ha tardato ad andare online, ma di fatto l’ho elaborato in una notte. Un po’ perché sono un animaletto notturno, un po’ perché la mia creatività fluisce così: all’improvviso. E all’improvviso devo cavalcarla, altrimenti si offende e mi abbandona. E così ho fatto; ho scritto i testi di getto senza censure, non perché sia brava o veloce o perché mi venga naturale, semplicemente perché in quell’occasione mi sono concessa il permesso di dare voce alla mia identità.